La Paura – Il Secondo Pilastro dell’ Attacco di Panico

Se non avessi già letto il primo pilastro dell’attacco di panico, ti invito prima a leggerlo cliccando qui per poter comprendere al meglio il significato di questo articolo.
La Paura: Non esiste l’attacco di panico senza qualche forma di paura più o meno conscia.

La paura è un’emozione fondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano, innesca il meccanismo di lotta o fuga, ci protegge dai pericoli, ci rende previdenti e prudenti, ed è una funzione antica e straordinariamente veloce del tutto naturale negli uomini e negli animali. Per reazione di lotta o fuga si intende tutte quelle risposte fisiologiche del nostro corpo (accelerazione cardiaca, aumento del ritmo respiratorio, tensione muscolare, aumento dell’attenzione) che lo preparano ad attaccare o scappare nel momento in cui percepisce una minaccia. Questo meccanismo si è sviluppato nel corso dell’evoluzione per permetterci di sopravvivere dalle tigri dai denti a sciabola, dai nemici di una tribù rivale e da qualsiasi cosa minava la nostra vita. Ma oggi giorno di tigri dai denti a sciabola non ce ne sono molte in giro per le città, e le situazioni che costituiscono un pericolo reale per la nostra incolumità sono veramente poche. Eppure siamo sempre più pieni di paure, spesso irrazionali e inutili ma comunque condizionanti. Cosa succede quindi quando inneschiamo questo meccanismo quando non c’è nessun pericolo reale? Ora lo vedremo.

La paura la possiamo considerare come il contrario dell’amore, non possono esistere insieme, ed è proprio con l’amore che questa emozione dovrebbe essere trattata, poiché non si può eliminarla, ma è possibile gestirla e disinnescarla capendo quando è funzionale e quando è disfunzionale. Le paure principali sono di morire (o della morte dei propri cari), di vivere e di manifestarci per quello che siamo, della malattia, della sofferenza, del giudizio (sono connesse ad esso la vergogna e la timidezza), della disapprovazione, della perdita (collegata a traumi da separazione o da abbandono), della mancanza e del vuoto. Siamo pieni di paure.

Quando la percezione di una persona nei confronti della realtà è stata condizionata da un trauma o nel nostro caso da un disturbo da attacchi di panico, qualunque informazione e percezione passa attraverso il filtro distorto della paura. L’individuo crea così delle modalità per sopprimere la paura e per aggiungere elementi che confermano e giustificano le sue azioni e la sua percezione attuale e distorta della realtà. Per esempio, se un individuo ha avuto alcuni attacchi di panico in luoghi affollati, la sola sensazione di avere molta gente attorno viene vista subito con gli occhi della paura. Inizia così ad evitare situazioni come i concerti, non ammettendo di aver paura di trovarsi in un luogo affollato, ma dicendo di sentirsi stanco e di aver bisogno di riposare (e si condiziona a tal punto da sentirsi realmente stanco). Se inizialmente queste strategie servono solo per sfuggire dalla paura, poi diventano reazioni spontanee non facilmente modificabili che alimentano altri aspetti fobici.

Pensa alle tue paure, dividendo quelle utili e razionali, che hanno il fine di proteggerti da una minaccia vera, e quelle inutili e irrazionali, ovvero quelle che ti portano ad una reazione esagerata rispetto alla situazione che ti si presenta. Spesso queste sono paure apprese a livello familiare e sono frutto di condizionamenti sociali; si presentano in base all’avvento reale o immaginario di situazioni specifiche e causano ansia, limitando la creatività e l’azione dell’individuo. Creano difficoltà comunicative e complessi d’inferiorità o deliri di superbia, ci rendendo permalosi, vulnerabili, dipendenti o isolati. Fortunatamente possono essere eliminate.

Anche per la paura come per gli attacchi di panico, combatterla non fa altro che rafforzarla. Viverla in maniera conflittuale le dà enorme potere e maggiore presenza.
Il conflitto interiore però con questa emozione, come con la rabbia e la tristezza, viene incentivato fin dalla nascita a livello familiare e sociale con sfottò e umiliazioni (sei una femminuccia, sei un codardo, e molti altri appellativi volgari), dove viene insegnato a giudicare negativamente la paura, a nasconderla e a temerla. Abbiamo così due problemi: proviamo questa emozione e in più entriamo in conflitto perché la stiamo provando e non possiamo manifestarla, ci è stato insegnato che è sbagliato provarla.
Questo è un condizionamento folle, la paura è un’emozione fondamentale dell’essere umano e sarebbe assurdo pensare di non doverla mai sperimentare.

E’ importante invece comprendere quando le paure sono utili e quando sono inutili, perché quest’ultime creano ansia e stress e ci predispongono alle malattie. Essendo la paura uno stato mentale creato da pensieri, essere in grado di controllare i tuoi pensieri ti permetterebbe di controllare la tua paura, imparando a coltivare quelli che aumentano l’amore, la fiducia e il coraggio. Nel manuale di Addio Panico imparerai come non entrare in conflitto con alcune emozioni e come controllare i pensieri depotenzianti.

In questo articolo ti ho presentato il secondo pilastro della formazione di un disturbo d’ansia generalizzato o d’attacchi di panico, nei prossimo analizzeremo anche l’ansia (ti ricordo che il primo pilastro, lo stress, è già stato presentato nell’articolo precedente). Infine comprenderemo come si influenzano costantemente e come sia fondamentale un approccio integrativo che lavora su tutti questi aspetti (studiando come influenzano il corpo, il cuore e la mente) per eliminare l’ansia e il panico definitivamente.

Per trasmetterti i concetti dell’approccio integrativo abbiamo creato un percorso online che ti aiuta a superare tutti i disturbi legati all’ansia, alla paura e agli attacchi di panico, iscriviti subito al percorso Addio Panico.

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